Agricoltura biologica: cosa significa davvero "bio"

Agricoltura biologica: cosa significa davvero "bio"

Biologico non è un aggettivo: è un metodo di produzione definito dal Regolamento (UE) 2018/848. Cosa impone davvero la legge, chi controlla che sia vero e cosa il biologico non garantisce, raccontato da un'azienda certificata ICEA dal 1995.

Biologico non è un aggettivo generico: è un metodo di produzione definito per legge dal Regolamento (UE) 2018/848, in vigore dal 1° gennaio 2022. Vuol dire niente pesticidi né concimi chimici di sintesi, rotazione delle colture e controlli indipendenti che verificano ogni passaggio. Non significa automaticamente "più sano" o "più nutriente": significa metodo di produzione certificato.

  1. Cosa dice la legge: il Regolamento (UE) 2018/848

  2. Niente pesticidi, niente concimi chimici: come si coltiva davvero senza

  3. Chi controlla che sia vero: ICEA e il codice IT BIO 006

  4. Il logo UE in etichetta: cosa significa vederlo su un prodotto

  5. Da Grassano: come applichiamo queste regole in azienda

  6. Cosa non garantisce il biologico

Cosa dice la legge: il Regolamento (UE) 2018/848

Il termine "biologico" è protetto dalla legge europea. Il Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, applicabile dal 1° gennaio 2022, ha sostituito il precedente Reg. (CE) 834/2007 e stabilisce le regole di produzione, trasformazione ed etichettatura dei prodotti biologici in tutta l'Unione. Non è la prima norma del genere: il primo regolamento europeo sul biologico risale al 1991 (Reg. CEE 2092/91). Biologica Vignola ha ottenuto il riconoscimento del marchio biologico nel 1995, quando l'unico riferimento normativo esistente era proprio quello: l'azienda ha attraversato tutte e tre le generazioni di regole europee sul biologico, non solo l'ultima.

Il regolamento definisce in modo puntuale cosa un produttore può e non può fare: niente prodotti fitosanitari di sintesi, niente concimi chimici, niente organismi geneticamente modificati, gestione della fertilità del suolo attraverso pratiche agronomiche (rotazione, sovescio, concimazione organica) invece che con l'input esterno.

Niente pesticidi, niente concimi chimici: come si coltiva davvero senza

La domanda che ci fanno più spesso è la più semplice: se non si usano pesticidi né concimi di sintesi, come si tengono in salute le colture? La risposta, in agricoltura biologica, sta in due pratiche che il regolamento stesso impone e che in azienda applichiamo da sempre:

  • Fertilizzanti naturali: letame e compost restituiscono al terreno sostanza organica e nutrienti, al posto dei concimi chimici di sintesi vietati dal regolamento.

  • Rotazione delle colture: alternare specie diverse sullo stesso terreno negli anni interrompe il ciclo di parassiti e malattie specifici di una coltura, e permette a colture come i legumi di reintegrare naturalmente l'azoto nel suolo per la coltura successiva. È il motivo agronomico, non solo commerciale, per cui un'azienda come la nostra coltiva insieme olivo, grano, legumi e pomodoro sullo stesso terreno nel tempo, invece di specializzarsi su una sola coltura.

Sono pratiche più lente e più costose in ore di lavoro rispetto a un input chimico. Il regolamento le richiede esplicitamente: non sono un'aggiunta di marketing, sono la definizione stessa di "biologico" per legge.

Chi controlla che sia vero: ICEA e il codice IT BIO 006

Dichiarare di essere biologici non basta: la legge impone un controllo indipendente, svolto da un organismo di certificazione autorizzato dal ministero competente (oggi Masaf). Biologica Vignola è certificata da ICEA – Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, uno degli organismi di controllo più diffusi in Italia, identificato dal codice ministeriale IT BIO 006 (elenco ufficiale su SINAB, il Sistema d'Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica).

La nostra certificazione ICEA è di prodotto, con tracciabilità di filiera: significa che il controllo segue le materie prime dal campo fino al prodotto finito che arriva sullo scaffale, passando dal nostro laboratorio di trasformazione interno. Non è una verifica una tantum: gli organismi di controllo effettuano ispezioni periodiche, e il codice che compare in etichetta è lo stesso che chiunque può verificare in un elenco pubblico.

Il logo UE in etichetta: cosa significa vederlo su un prodotto

La "eurofoglia", il logo biologico dell'Unione Europea (foglia bianca su fondo verde composta da stelle), può comparire in etichetta solo a condizioni precise stabilite dal regolamento: almeno il 95% degli ingredienti agricoli del prodotto deve essere biologico e il prodotto deve essere certificato da un organismo di controllo autorizzato. Quando compare il logo UE, il regolamento impone che nello stesso campo visivo siano indicati anche il codice dell'organismo di controllo (nel nostro caso IT BIO 006) e il luogo di coltivazione delle materie prime agricole.

Tre elementi, letti insieme: logo, codice, origine. Se manca uno dei tre, o il codice non è verificabile in un elenco ufficiale come SINAB, è un buon motivo per diffidare.

Da Grassano: come applichiamo queste regole in azienda

Sul nostro terreno a Grassano, in Basilicata, queste non sono regole astratte: sono il modo in cui lavoriamo ogni stagione. Coltiviamo, trasformiamo e vendiamo direttamente, nella stessa azienda: le materie prime non passano da un produttore terzo prima di arrivare al nostro laboratorio di trasformazione, dove nascono pasta, farine, conserve e creme con processi artigianali, senza additivi chimici.

Negli anni abbiamo anche recuperato coltivazioni antiche quasi abbandonate, come il grano Senatore Cappelli, il cece nero e il pomodoro Ventura: varietà meno produttive di quelle moderne, ma più adatte a un metodo di coltivazione che punta su stagionalità e biodiversità invece che su rendimento massimo. È anche il motivo per cui la nostra azienda ospita una fattoria didattica e un progetto di agricoltura sociale, con inserimento di persone con disabilità e in situazione di disagio, previsto dalla normativa sull'agricoltura multifunzionale (D. Lgs. 228/2001).

Cosa non garantisce il biologico

Essere onesti su questo punto conta più di qualsiasi slogan. Il metodo biologico garantisce l'assenza di pesticidi e concimi chimici di sintesi, il rispetto del benessere del suolo e un controllo indipendente lungo la filiera. Non garantisce automaticamente che un alimento sia "più sano", "più nutriente" o "senza alcun residuo in assoluto": sono affermazioni che il regolamento non fa e che nessun produttore serio dovrebbe attribuirgli. Il Senatore Cappelli, per esempio, resta un grano che contiene glutine, biologico o no: non è adatto a chi è celiaco, e nessuna certificazione biologica cambia questo dato.

Quello che il biologico garantisce davvero è un metodo di produzione verificato, non una promessa di salute. È la differenza che vale la pena spiegare bene, prima ancora di vendere qualcosa.

Le nostre categorie sono tutte certificate con lo stesso metodo e lo stesso controllo ICEA: olio extravergine biologico, pasta di Senatore Cappelli, farine, legumi, conserve di pomodoro, creme e patè e condimenti. Per la storia dell'azienda e la certificazione, la pagina Chi Siamo resta il riferimento completo.

Domande frequenti

Significa un metodo di produzione definito dal Regolamento (UE) 2018/848: niente pesticidi né concimi chimici di sintesi, niente OGM, gestione della fertilità del suolo con pratiche agronomiche come rotazione e concimazione organica, e controllo indipendente lungo tutta la filiera.
Un organismo di controllo autorizzato dal ministero competente. Biologica Vignola è certificata da ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, identificato dal codice ministeriale IT BIO 006, verificabile nell'elenco pubblico SINAB.
Che almeno il 95% degli ingredienti agricoli è biologico e il prodotto è certificato da un organismo autorizzato. Insieme al logo devono comparire, nello stesso campo visivo, il codice dell'organismo di controllo e il luogo di coltivazione delle materie prime.
No. Il regolamento definisce un metodo di produzione controllato, non fa affermazioni sulla salute. Un prodotto biologico può contenere glutine o altri elementi comuni a quello convenzionale: il Senatore Cappelli, per esempio, resta un grano non adatto ai celiaci anche se biologico.
Dal 1991, con il primo regolamento CEE 2092/91. È stato sostituito dal Reg. (CE) 834/2007 e poi dall'attuale Regolamento (UE) 2018/848, in vigore dal 1° gennaio 2022. Biologica Vignola ha ottenuto il riconoscimento del marchio biologico nel 1995.