Biologico ed extravergine non sono la stessa garanzia: il primo certifica come sono state coltivate le olive, il secondo cosa succede all'olio dopo la raccolta. Le quattro combinazioni possibili, come verificarle in etichetta e il caso reale del nostro olio, che le rispetta entrambe.
Biologico ed extravergine rispondono a due domande diverse. Il primo riguarda come sono state coltivate le olive: un metodo di produzione certificato dal Regolamento (UE) 2018/848. Il secondo riguarda cosa succede dopo la raccolta: una categoria merceologica definita da acidità e parametri sensoriali, indipendente dal metodo di coltivazione. Un olio può avere l'una senza l'altra.
Due garanzie diverse, spesso confuse
Sulle etichette e nella comunicazione di molti produttori, "biologico" ed "extravergine" vengono spesso presentati come se fossero la stessa cosa, o come se il primo garantisse automaticamente il secondo. Non è così: sono due normative diverse, verificate da soggetti diversi, su aspetti diversi del prodotto.
Il biologico riguarda il metodo di coltivazione dell'olivo: come viene trattato il terreno, cosa si usa e cosa non si usa in campo. L'extravergine riguarda l'olio ottenuto: acidità, difetti sensoriali, modalità di estrazione. Un produttore può rispettare rigorosamente uno dei due requisiti e non l'altro, senza che ci sia nulla di irregolare.
Cosa garantisce "biologico"
Il termine "biologico" è protetto dal Regolamento (UE) 2018/848: niente pesticidi né concimi chimici di sintesi in oliveto, gestione della fertilità del suolo con pratiche agronomiche, controllo indipendente di un organismo autorizzato (nel nostro caso ICEA) lungo tutta la filiera. È una certificazione sul come si coltiva, non sul risultato chimico o sensoriale dell'olio che se ne ricava. Il dettaglio completo, comprese le pratiche che applichiamo in azienda, è nella nostra guida su cosa significa davvero biologico.
Cosa garantisce "extravergine"
"Olio extravergine di oliva" è invece una categoria merceologica definita dal Regolamento (UE) 1308/2013 e dalle norme di commercializzazione che lo integrano: acidità libera non oltre 0,8 g per 100 g, mediana dei difetti pari a zero al panel test, solo procedimenti meccanici di estrazione. Questi parametri si misurano in laboratorio e con analisi sensoriale, indipendentemente da come sono state coltivate le olive. Un olio ottenuto con metodo convenzionale può rientrare pienamente nella categoria extravergine, così come un olio biologico può non rientrarci se l'acidità supera la soglia. Il dettaglio, con la tabella delle tre categorie di olio d'oliva, è nella nostra guida su come riconoscere un olio extravergine biologico di qualità.
Le quattro combinazioni possibili
Mettendo insieme le due normative, un olio d'oliva in commercio può trovarsi in una di queste quattro situazioni:
| Combinazione | Cosa significa | Situazione reale |
|---|---|---|
| Biologico + extravergine | Olive coltivate con metodo biologico certificato, olio che rispetta anche i parametri chimico-sensoriali dell'extravergine | Il caso più raro e più completo: le due garanzie insieme, come nel nostro olio |
| Biologico, non extravergine | Coltivazione biologica certificata, ma l'olio ottenuto rientra nella categoria vergine o olio di oliva | Capita quando acidità o panel test non rispettano la soglia dell'extravergine, a prescindere dal metodo di coltivazione |
| Extravergine, non biologico | Olio con parametri chimico-sensoriali da extravergine, olive coltivate con metodo convenzionale | È la situazione più diffusa sugli scaffali: la maggior parte degli oli extravergine in vendita non è certificata biologica, ed è del tutto regolare |
| Né biologico né extravergine | Coltivazione convenzionale, olio nella categoria "olio di oliva" (miscela di oli raffinati e vergini) | La fascia più economica e meno regolamentata sui requisiti sensoriali |
Nessuna delle quattro situazioni è di per sé "sbagliata": sono classificazioni legali diverse. Il punto è non dare per scontato che comprando un olio biologico si stia automaticamente comprando un extravergine, o viceversa.
Come verificare entrambe in etichetta
Le due garanzie si leggono in due punti diversi dell'etichetta, e vanno cercate separatamente:
Per l'extravergine: la dicitura deve leggersi per intero, "olio extravergine di oliva". Una scritta generica come "olio d'oliva" indica quasi sempre la categoria inferiore, biologico o no.
Per il biologico: il logo UE (l'eurofoglia, foglia bianca su fondo verde) più il codice dell'organismo di controllo nello stesso campo visivo, ad esempio IT BIO 006 per ICEA. Senza questi due elementi insieme, la parola "biologico" scritta sull'etichetta non ha un controllo verificabile alle spalle.
Un'etichetta che riporta entrambi gli elementi, dicitura extravergine per intero e logo bio con codice organismo, sta dichiarando due certificazioni distinte, entrambe verificabili in modo indipendente.
Il nostro olio: biologico ed extravergine insieme
Il nostro olio rientra nella prima combinazione della tabella. La coltivazione degli oliveti a Grassano è certificata biologica da ICEA, con il marchio riconosciuto all'azienda dal 1995: niente pesticidi di sintesi, niente concimi chimici, solo fertilizzanti naturali e rotazione delle colture. Allo stesso tempo, l'olio che ne ricaviamo rispetta i parametri di acidità e panel test della categoria extravergine, con i dati aggiornati a ogni campagna nella tabella della nostra guida su come riconoscere un olio extravergine biologico di qualità.
Sono due verifiche che teniamo entrambe, perché raccontano due cose diverse di quello che vendiamo: come coltiviamo e cosa arriva in bottiglia. Trovi tutti i formati nella categoria Olio Extravergine Biologico. Per la certificazione e la storia dell'azienda, la pagina Chi Siamo resta il riferimento completo.