Olio Extravergine

Olio extravergine per friggere: punto di fumo e quando usarlo

Si può friggere con l'olio extravergine di oliva: il suo punto di fumo, intorno ai 210°C secondo i dati CREA, è più alto di quello di molti oli di semi comuni. Ecco cosa dice davvero la chimica, non la leggenda da cucina.

4 min di lettura

Olio extravergine per friggere: punto di fumo e quando usarlo
In questa guida (6)
  1. 1Cos'è il punto di fumo e perché conta
  2. 2Quanto è alto il punto di fumo dell'olio extravergine
  3. 3Perché l'extravergine resiste al calore meglio di altri oli
  4. 4La temperatura corretta per friggere
  5. 5Quante volte si può riutilizzare l'olio di frittura
  6. 6Quale formato scegliere per friggere in casa

Si può friggere con l'olio extravergine di oliva. La convinzione opposta, molto diffusa, nasce da un equivoco: pensare che un olio "pregiato" sia per forza delicato e che quindi vada riservato al crudo. In realtà l'olio extravergine ha un punto di fumo più alto di molti oli di semi comuni, e proprio per questo regge bene il calore della frittura domestica.

Cos'è il punto di fumo e perché conta

Il punto di fumo è la temperatura alla quale un grasso alimentare inizia a decomporsi, producendo fumo visibile e composti volatili indesiderati, tra cui l'acroleina, una sostanza irritante per le vie respiratorie che si forma quando il glicerolo dei grassi si degrada per calore eccessivo.

Non è un indicatore di qualità dell'olio in sé, ma un limite operativo: superarlo durante la cottura significa bruciare l'olio, alterarne il sapore e produrre sostanze che è meglio non respirare né mangiare. Per questo, quando si frigge, la domanda giusta non è "quale olio è più pregiato" ma "quale olio arriva più lontano prima di bruciare, alla temperatura che userò davvero".

Quanto è alto il punto di fumo dell'olio extravergine

Secondo i dati pubblicati da CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'olio extravergine di oliva ha un punto di fumo di circa 210 °C, più alto di quello dei comuni oli di semi (mais e girasole), che si fermano indicativamente tra 140 e 180 °C a seconda del grado di raffinazione.

Il valore esatto cambia da un olio all'altro: dipende dall'acidità libera e dallo stato di conservazione del prodotto. Un olio extravergine fresco e con acidità bassa tende ad avere un punto di fumo più alto di un olio della stessa categoria ma più acido o più vecchio. Non è un dato che un'etichetta riporta normalmente: la cifra di 210 °C va quindi letta come un riferimento della categoria "olio extravergine di oliva" nel suo complesso, non come il valore specifico di un singolo lotto, a meno che non sia stato misurato in laboratorio.

Perché l'extravergine resiste al calore meglio di altri oli

La spiegazione è nella composizione. L'olio extravergine è ricco di acidi grassi monoinsaturi, più stabili al calore rispetto ai grassi polinsaturi prevalenti in molti oli di semi, e contiene polifenoli naturali, sostanze antiossidanti che rallentano i processi di ossidazione dell'olio quando viene scaldato. Questa combinazione è il motivo tecnico per cui l'olio extravergine tollera temperature di frittura più alte senza degradarsi rapidamente, non un effetto generico del "biologico" o del "fatto in azienda".

Non è un discorso sulla salute: è chimica della stabilità termica. Un olio che si ossida meno in cottura mantiene più a lungo le proprie caratteristiche e produce meno sostanze di degradazione, ma questo non equivale a un beneficio nutrizionale dichiarabile sul prodotto, e qui non lo presentiamo come tale.

La temperatura corretta per friggere

La frittura in padella si fa in genere tra 140 e 180 °C: un intervallo che l'olio extravergine, con un punto di fumo intorno ai 210 °C, supera con un margine reale. Il punto critico non è "l'olio extravergine regge il calore", ma evitare di superare i 180 °C in cottura, indipendentemente dall'olio usato: oltre quella soglia qualunque grasso comincia a degradarsi più rapidamente.

In pratica: un termometro da cucina o, più semplicemente, l'attenzione a non far fumare l'olio nella padella sono gli unici strumenti che servono. Se l'olio fuma, la temperatura è già troppo alta, qualunque sia la categoria dell'olio.

Quante volte si può riutilizzare l'olio di frittura

Non esiste un numero fisso valido per ogni caso, perché dipende da temperatura raggiunta, tipo di alimento fritto e quanto l'olio è stato filtrato tra un uso e l'altro. Come indicazione generale, valida per qualunque olio da frittura e non specifica di un prodotto Biologica Vignola: l'olio va scartato quando cambia colore in modo evidente, scurisce, comincia a fumare a temperature più basse del solito o assume un odore pungente. Sono segnali che la struttura chimica del grasso si è alterata, indipendentemente da quante volte è stato riutilizzato.

Quale formato scegliere per friggere in casa

Per la frittura serve più olio di quanto se ne usi per condire a crudo: la padella o la friggitrice vanno riempite con un volume che copra l'alimento, non con un filo d'olio. È il motivo pratico per cui, per chi frigge spesso, i formati più capienti sono più comodi del formato da tavola. Nel nostro catalogo olio extravergine biologico trovi, oltre alla bottiglia da 0,75 litri pensata per il condimento a crudo quotidiano, anche il formato da 5 litri e il Top Selection da 20 litri, entrambi più pratici quando l'olio serve anche per friggere e non solo per condire.

Sull'acidità e su come si legge in laboratorio, con il relativo controllo organolettico, trovi l'approfondimento completo nel nostro articolo su come riconoscere un olio extravergine biologico di qualità. Per la conservazione prima e dopo l'apertura, incluso l'effetto di luce e calore sulla durata dell'olio, vedi come conservare l'olio extravergine.

Hai un dubbio su quale formato scegliere per il tuo uso in cucina? Contatta direttamente Biologica Vignola: rispondiamo noi, non un centralino.

Domande frequenti

Sì. Il suo punto di fumo, intorno ai 210°C secondo i dati pubblicati da CREA, è più alto di quello dei comuni oli di semi (mais e girasole), che si fermano indicativamente tra 140 e 180°C. La frittura domestica in padella si fa di norma tra 140 e 180°C, quindi l'extravergine ha un margine reale prima di raggiungere il proprio punto di fumo.
Circa 210°C secondo CREA, anche se il valore esatto varia da un olio all'altro in base all'acidità libera e allo stato di conservazione: un olio fresco e a bassa acidità tende ad avere un punto di fumo più alto di uno più vecchio o più acido.
Per la sua composizione: prevalenza di acidi grassi monoinsaturi, più stabili al calore dei grassi polinsaturi, e presenza di polifenoli naturali, antiossidanti che rallentano l'ossidazione dell'olio quando viene scaldato. È un fatto di chimica della stabilità termica, non un effetto del biologico in sé.
Non esiste un numero fisso: dipende da temperatura raggiunta, alimento fritto e filtraggio tra un uso e l'altro. Indicazione generale valida per qualunque olio: va scartato quando scurisce in modo evidente, comincia a fumare a temperature più basse del solito o assume un odore pungente.

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